
L’Italia è patria di diverse tradizioni popolari che hanno le loro radici nella notte dei tempi, che a volte scompaiono ma che poi tornano con forza. Esse sono legate ai cicli stagionali e quindi ogni periodo dell’anno ha la sue figure di riferimento. Tra Febbraio e Marzo c’è il passaggio tra il Carnevale e la Quaresima. A questi due sono dedicati due appositi personaggi in Salento che sono Paolino, che altrove è anche noto come Re Carnevale, da una parte, e sua moglie Quaremma dall’altra. Sono entrambi due vecchi. Paolino è un personaggio popolare della tradizione salentina, noto soprattutto durante il periodo del Carnevale: è un uomo che viene descritto come uno sperperatore, un ubriacone e un amante dei piaceri della vita. Al termine di questo periodo non a caso viene bruciato e gli subentra Quaremma.
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La vecchia
Quaremma è una figura tipica della tradizione popolare salentina, legata alla Quaresima, ovvero il periodo di quaranta giorni che precede la Pasqua, durante il quale la Chiesa cattolica invita i fedeli a fare penitenza e a rinunciare a qualche piacere terreno. Quaremma è rappresentata come una vecchia vestita di stracci, con il volto dipinto di nero e con in mano una scopa o un ceppo di legno. Questa figura richiama l’idea della morte, della fine di un ciclo e della rinuncia ai piaceri terreni. In alcune tradizioni, veniva utilizzata per spaventare i bambini e i giovani che non rispettavano le regole del periodo quaresimale, in altre veniva portata in processione per le strade del paese per ricordare ai fedeli la necessità di penitenza e di rinuncia.
Il bene e il male
Il rapporto tra Quaremma e Paolino è stato interpretato in diversi modi. Alcuni vedono Quaremma come una sorta di sostituta di Paolino, che prende il posto della festa e della spensieratezza nel periodo della Quaresima. Altri, invece, vedono in Quaremma un’alleata di Paolino, che aiuta a temperare l’eccesso e a riportare l’equilibrio nella vita delle persone. In ogni caso, il rapporto tra Quaremma e Paolino rappresenta l’eterna lotta tra il bene e il male, tra la rinuncia e l’eccesso, tra la sobrietà e la spensieratezza. Questi due personaggi, così diversi ma complementari, rappresentano la complessità della natura umana e la necessità di trovare un equilibrio tra gli opposti.
Arlecchino e Colombina
In qualche modo questi due ricordano un’altra celebre copia della cultura italiana che è quella di Arlecchino e Colombina, due maschere tradizionali della Commedia dell’Arte. Arlecchino, servo furbo, è un personaggio buffonesco, che indossa un abito a rombi e ha una personalità impulsiva e disordinata e in questo si avvicina a Paolino, mentre Colombina è una figura più raffinata, con un abito a quadri e un comportamento più gentile e controllato. Lei è la serva che lavora più di Arlecchino e per questo potremmo metterla in parallelo con Quaremma.
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Ordine e caos
Il parallelo tra Quaremma e Paolino e Arlecchino e Colombina risiede nella loro complementarità e nella loro funzione all’interno delle rispettive tradizioni. Come Arlecchino e Colombina, anche Quaremma e Paolino sono due personaggi che si completano a vicenda: Paolino è il protagonista scapestrato e pieno di vizi, mentre Quaremma è la figura materna e severa che cerca di rimetterlo sulla retta via. In entrambi i casi, questi personaggi rappresentano il contrasto tra l’ordine e il caos. Arlecchino e Paolino sono entrambi personaggi che incarnano la trasgressione e il piacere, mentre Colombina e Quaremma rappresentano la virtù e la giustizia.
Il vero Pulcinella
Ci sono, infatti, come due energie in contrasto in questo passaggio tra Carnevale e Quaresima perché da una parte c’è una forza che tende al dar spazio a libertà e pulsioni e dall’altro c’è una necessità di auto-controllo e una tendenza al raccoglimento. Lo sapeva bene quel prete protagonista di un aneddoto che mi è stato raccontato dal mio professore di Storia del Teatro e dello Spettacolo all’Università La Sapienza di Roma. Si narra infatti di come nel periodo della Quaresima intorno al 1600 la chiesa aveva un po’ di difficoltà a creare il clima di raccoglimento necessario in un paese della Campania perché soprattutto al Giovedì santo i fedeli affollavano soprattutto le osterie oppure andavano a vedere gli spettacoli di Commedia dell’Arte. Allora un parroco in preda alla disperazione uscì con il crocifisso per strada su cui si vede Gesù inchiodato alla croce e davanti alla folla urlò: «È questo il vero Pulcinella!».
La vecchia del Carnevale
A Napoli, tra l’altro, Pulcinella viene raffigurato anche a cavallo della Vecchia del Carnevale, figura del tutto analoga alla Quaremma. Si tratta di una vera e propria maschera 👺 che veniva animata da un solo attore che si vestiva da Pulcinella mentre la vecchia veniva riempita di paglia o stoppa. In questa figura torniamo al contrasto tra la vecchiaia e la gioventù, tra la rassegnazione e la positività, tra la spensieratezza e la preoccupazione, ecc.
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