Giuda Iscariota: il nome stesso è un marchio d’infamia. Da duemila anni è il simbolo del tradimento, l’uomo che ha venduto il Maestro per trenta denari, l’ombra scura della Passione di Cristo. Ma chi era davvero? E se la sua storia fosse più complessa di quanto ci abbiano sempre raccontato?
Ti hanno mai detto chi sei, prima ancora che tu lo decidessi? Certe parole pesano come macigni. A volte ti vengono appiccicate addosso fin da piccolo e diventano il marchio con cui il mondo ti riconosce. A scuola, per esempio, i bambini vengono divisi in “bravi” e “cattivi”. Quelli che fanno i compiti, che stanno seduti composti, che rispondono bene alle domande sono “i bravi”. Gli altri, quelli che non stanno mai fermi, che si distraggono, che rispondono male, diventano “i problematici”, “i discoli”, “quelli che non andranno da nessuna parte”. E più le senti, più cominci a crederci. Questa è la storia di un uomo che ha vissuto sotto un’etichetta per anni, fino a quando qualcosa è cambiato. Una storia ispirata alla liturgia di oggi, domenica 2 marzo 2025, che parla di identità, giudizio e trasformazione.
Ci sono libri che scorri, sottolinei, chiudi e dimentichi. E poi ci sono quelli che non ti lasciano andare. Non puoi smettere di leggerli, perché sono loro a leggere te. Ti osservano, ti scrutano tra le righe, e quando arrivi all’ultima pagina… non sei più lo stesso.
Tre libri mi hanno fregato. Uno mi ha deriso. Uno mi ha smascherato. E uno mi ha costretto a fare una scelta. L’ultimo ha cambiato tutto.
Immagine generata da Dall-e 2 con input: “Ritratto di Ester e del re Assuero di Persia nel V secolo a. C. nel loro palazzo con arazzi e pavimento di porfido, nello stile delle opere ebraiche antiche”.
Ogni anno ci sono innumerevoli iniziative, di ogni tipo, sulla Giornata della Memoria, ricorrenza internazionale celebrata il 27 gennaio per commemorare le vittime dell’Olocausto. E voglio aggiungere anche io un approccio a tale anniversario in modo indiretto. Infatti ci sono due modalità con le quali si può guardare alle cose brutte del mondo. Da una parte, per esempio, c’è Roberto Saviano che ha scritto Gomorra, un romanzo che racconta la realtà nuda e cruda, potremmo dire, della camorra odierna. Il libro è nato dall’esperienza dello scrittore cresciuto a Casal di Principe, una città dominata dal clan dei casalesi. In tal senso si possono inserire le tante pubblicazioni e testimonianze sul genocidio degli Ebrei ma anche dei Rom, di Testimoni di Geova e altre minoranze da parte dei nazisti.
C’è chi si abbuffa di cibo, chi di alcool o droghe, chi di lavoro. Dentro di noi ci sono chissà quanti demoni e il bello è che possono diventare i nostri migliori alleati. A patto che si impari a nutrirli.
Quanto egoismo, quanta cattiveria, quanto menefreghismo sembra esserci nel mondo! Almeno a giudicare dalle conversazioni alle quali partecipiamo o che ci capita di sentire un po’ ovunque. È una continua lamentela su come si è comportato quello o quell’altro. Ciascuno difende le sue ragioni e mette in cattiva luce gli altri. Vale allora la pena parlare del male necessario nel mondo.
Spesso m’interrogo su cosa abbia chiesto di preciso Dio ad Abramo quando gli chiede di sacrificare il figlio Isacco, come si legge nei primi due versetti di Genesi 22:
In quei giorni, Dio mise alla prova Abramo e gli disse: «Abramo!». Rispose: «Eccomi!». Riprese: «Prendi tuo figlio, il tuo unigenito che ami, Isacco, va’ nel territorio di Mòria e offrilo in olocausto su di un monte che io ti indicherò».