Storia di un’etichetta e di un riscatto

Ti hanno mai detto chi sei, prima ancora che tu lo decidessi? Certe parole pesano come macigni. A volte ti vengono appiccicate addosso fin da piccolo e diventano il marchio con cui il mondo ti riconosce. A scuola, per esempio, i bambini vengono divisi in “bravi” e “cattivi”. Quelli che fanno i compiti, che stanno seduti composti, che rispondono bene alle domande sono “i bravi”. Gli altri, quelli che non stanno mai fermi, che si distraggono, che rispondono male, diventano “i problematici”, “i discoli”, “quelli che non andranno da nessuna parte”. E più le senti, più cominci a crederci. Questa è la storia di un uomo che ha vissuto sotto un’etichetta per anni, fino a quando qualcosa è cambiato. Una storia ispirata alla liturgia di oggi, domenica 2 marzo 2025, che parla di identità, giudizio e trasformazione.

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Reinventare se stessi e la propria vita facendo l’attore

Hai mai pensato che fare l’attore potrebbe essere la chiave per reinventare la tua vita? Sai quanto l’arte della scena può influire sulla tua vita professionale e personale in modo positivo? Sei curioso di scoprire come la recitazione può essere un’opzione lavorativa anche dopo i 40 o 50 anni? In questo articolo esploreremo il potere della carriera artistica e come essa può aiutarti a reinventare la tua vita.

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Ritrova la tua strada dopo i 50 anni

Foto di Luana Freitas.

A volte nella vita devi risalire la china o almeno questa è l’impressione che si può avere. Specie quando dopo i cinquant’anni ci si può trovare nella condizione di dover reinventare la vita, diciamo così. Perché un lavoro non ce l’hai più o perché le cose stanno andando in modo diverso da come hai pianificato e tentato di fare negli anni precedenti. O magari certe condizioni familiari da un lato o di solitudine dall’altro oppure ancora di salute sono fonte di stress e preoccupazioni. Come riuscire, dunque, a risalire la china, se ce la si può fare, è stata la domanda che mi è stata posta ieri a seguito del mio articolo sui 17 passi per avviare un’attività da zero e senza soldi, o quasi. Oggi voglio rispondere a tale quesito.

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Perché è importante evitare di puntare il dito quando le cose non vanno bene

Foto di Ketut Subiyanto.

Di chi è la responsabilità se le cose non vanno come vorremmo? In tanti puntano il dito all’esterno in questi casi. Succede spesso che si comincia un’attività e già alle prime difficoltà s’iniziano a distribuire le colpe di qua e di là.

Ricordi la favola de La volpe e l’uva raccontata sia da Esopo sia da Fedro? In essa si accusano le circostanze e si evita di guardare quelle che sono le proprie incapacità. Per esempio si accusano gli altri di non averci capiti oppure si considerano non maturi i tempi oppure ancora si dà la colpa al governo, alle tasse, alla guerra. Tutte scuse.

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Fattore 1%: La Formula Vincente

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Per ottenere davvero dei risultati importanti, duraturi, di successo la cosa migliore da fare è cambiare una sola cosa, l’1%. Se selezioni un solo elemento otterrai molto di più. Un concetto questo che devo a Julio Velasco, mitico coach della pallavolo degli anni ’90 del secolo scorso. In una sua conferenza a dei manager afferma che se in una squadra tu cambi una sola cosa per giocatore avrai 7 cambiamenti che fanno della squadra un team molto diverso da prima, che realizzano in pratica un bel salto di qualità. Da qui la necessità del fattore 1%.

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