Storie e parole, tra poesia e algoritmi

Foto di Seej Nguyen: https://www.pexels.com/it-it/foto/microfono-a-condensatore-d-oro-vicino-al-computer-portatile-755416/

Cosa resta di una storia se nessuno la racconta più? E cosa succede quando la voce umana incontra il linguaggio degli algoritmi?

La poesia è suono, ritmo, memoria collettiva. È voce che attraversa il tempo e le generazioni. Ma in un mondo sempre più dominato dalla tecnologia e dall’intelligenza artificiale, possiamo ancora parlare di poesia nel senso più puro?

Nell’ultimo episodio di Radio Terrazzo, abbiamo esplorato il legame tra la parola orale, la scrittura e il digitale, cercando di capire come l’arte possa evolversi senza perdere la sua essenza. Se vuoi scoprire come dialetti, poesia e tecnologia si intrecciano in un viaggio unico tra passato e futuro, continua a leggere e lasciati sorprendere.

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Cristicchi, la memoria e la paura della morte

Può una canzone davvero raccontare il dolore o resta solo una finzione emotiva? L’arte dovrebbe raccontare la verità, ma cosa succede quando si limita a sfiorarla senza davvero coglierla? Questa domanda mi è sorta leggendo una conversazione sulla mia bacheca Facebook scaturita dalla canzone Quando sarai piccola di Simone Cristicchi. Il brano affronta il tema della vecchiaia e della perdita di memoria, ma lo fa con un linguaggio che sembra più costruito per commuovere che per rappresentare l’esperienza reale di chi ha vissuto questo dolore.

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Ugolino: teatro e rock demenziale

Hai mai pensato a quanto possa essere dissacrante una canzone orecchiabile? Ugolino, con il suo brano Ma che bella giornata (guardacaso quasi lo stesso titolo di un film di Checco Zalone), riuscì a farlo in modo magistrale. Due versi che lo dimostrano sono: “in sette minuti mi lavo la faccia e prendo il caffè con un po’ di focaccia” e il disilluso “m’illude che vivo e invece son morto”. Ugolino, cantautore italiano che è stato attivo negli anni sessanta e settanta, precursore di Rino Gaetano e Jannacci, usava melodie leggere per svelare con ironia l’assurdità della vita moderna. L’ho scoperto stamattina, sto ascoltando tutte le sue canzoni, e ne sono stregato. Perciò ora voglio parlartene.

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Il regno dei cieli di Lisa

Lisa reclama la sua mamma e vive in Venezuela. È figlia di una mia amica che si trova in Colombia, invece, per lavoro. Insieme alla sorella e al fratello è stata affidata alla nonna che però è molto malata. Lisa, a sei anni, chiede alla madre di trovare un “remedio” per quella che chiama “mamàn”, dicendo nei suoi messaggi vocali che da un momento all’altro può morire. E chiede a sua mamma come farà per andare a scuola, dal momento che già ora quasi non ci sta andando.

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L’azzurra estate in paese

Domenica d’agosto in paese, in periferia. Tutto tace tranne la ventola a tutta forza del ventilatore che mi sta rosolando con aria calda e umida. Sotto le mie mani sento il ticchettio di una tastiera nera comprata dai cinesi, tanto grande quanto dura: su ogni tasto ci vuole una pressione di chili e chili perché vada giù. E a volte occorre pigiare più volte un tasto perché funzioni. Così faccio ginnastica per le mani. Sono solo in casa. Lo so che stai pensando: perché non vado al 🌊 mare come tutti, o quasi. C’è già stata per me una stagione, da bambino, in cui m’incantavo a vedere la distesa azzurra già da lontano. Ora sono una creatura che intanto non ama il caldo. Semmai me ne andrei in ⛰ montagna. E prima o poi lo farò. Credo che le cime delle Alpi ma anche degli Appennini abbiano molto da raccontarmi.

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La poesia del culo e del cuore

Foto di Foto di Наталья Макарова.

Che cosa ci salva certe volte della noia e dal bombardamento di iinformazioni, post, pubblicità, social che ci intontisce ogni giorno? L’acqua passa e nulla resta, nulla di nulla. Qualsiasi cosa venga detta, annunciata, ribadita, promossa rischia di scivolarci addosso. Per fortuna ogni tanto ci imbattiamo in un qualche capolavoro come Il tuo culo e il tuo cuore, di Roberto Vecchioni.

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